# 26

Marvel IT Presenta…

“UN NASTRO ROSSO A NEW YORK”
(seconda parte)

Mr. T   

storia

rossointoccabile  

supervisione Marvel IT

Carlo Monni  

supervisore capo

Mr. T  

presidente

 Con:

 

Scott Summers, alias Ciclope

  Raggi ottici concussivi

Jean Grey-Summers, alias Fenice

  Telepatia e telecinesi

Charles Xavier

Telepate, fondatore degli X-Men

Citizen X

Il Dio Mutante delle Città

Mother

  L’amazzone alata

Luther Blissett

La Cosa Che Muta

 

 

 

Istituto Xavier, Westchester, New York.

 

- Un attacco telepatico?

- E’ quello che ho pensato subito, Scott.

- Perché, hai cambiato idea?

Scott Summers. Jean Grey. Eterni amanti, sposi ritrovati, cercano l’una nel supporto dell’altro un conforto reciproco.

- Qualcuno ha cercato di superare le mie difese psichiche con violenza, ma forse…  non per farmi del male…

- Se un telepate avesse voluto mettersi in contatto con te, non bastava semplicemente “bussare alla porta”?

- Non lo so… Se chi mi ha colpito ha superato le miei difese. – afferma fissandolo negli occhi.

- Jean… - la voce di Ciclope si alza di un’ottava.

- Non lo so, Scott, un engramma mnemonico potrebbe essere stato impiantato nella mia memoria e l’unico modo per riuscirci era quello di sfondare le mura che ne proteggevano l’accesso… - ammette, sollevando le spalle. - Quando provo a sintonizzarmi telepaticamente sull’accaduto, nella mia mente si proiettano immagini fugaci e confuse di persone e di città che non riconosco e...  Di un neonato, arsi nel fuoco…

- Il nostro bambino!? – pensa ad alta voce un allarmato Scott Summers. – Pensi anche tu che abbia a che fare con il nostro bambino?

- Potrebbe essere solo un risveglio della Fenice; dallo scontro con X-Man non sento più il suo canto…

- Solo!?

- Sono più sensazioni che immagini… - dice, prendendolo per mano. - Qualunque significato possano avere, il nostro bambino sta bene, amore. Farò di tutto perché il nostro bambino stia bene.

Immagini proiettate nella mente,…rimugina pensieroso Ciclope, che siano collegate con quelle che mi tormentano negli ultimi giorni, invece che il prodotto di miei ricordi ritornati alla coscienza?

- Chi avrebbe cercato di avvisarmi di qualcosa? E di cosa, poi? E’ perché? Il modo in cui è avvenuto mi ricorda i primi tentativi di contatto telepatico di Lilandra con Charles…

- Uhm… No. Non sto bene, Jean. Troppe memorie di eventi e di conversazioni millenarie mi esplodono alla coscienza senza che riesca a capirci qualcosa. – Quasi un sussurro, Scott, sembra farsi più piccolo, - Jean, ho pensieri strani sul bambino… brutti pensieri… E’ in pericolo…

- Che cosa vuoi dire? Il bambino sta bene, lo so, lo sento. Scott… - Jean gli prende la mano e sorride, cercando il suo sguardo sfuggente con gli occhi lucidi - Non ti sentivo così vivo da molto tempo… Ammettere di avere qualcosa che non va ti rende più vero… più forte… Permettiti di lasciarti andare, ne hai bisogno…

- Mi sento perso… come se andassi alla deriva… ho paura che un giorno potrei non fermarmi in tempo e a quel punto sarebbe troppo tardi tornare indietro… I miei pensieri mi spaventano e mi fanno provare vergogna. Sto quasi odiandomi per pensieri che non dovrei avere…

- So che hai paura. Anch’io ne ho. Stiamo vicini e aiutiamoci…

- Apocalisse… E’ la sua eredità… - indietreggiando impercettibilmente, sottrae la mano da quella di lei e quando parla sembra rivolto più a se stesso che a Jean, - temevo mi avesse fatto qualcosa… Forse dovresti parlare con Charles, assicurarti che il bambino stia davvero bene…

- Apocalisse è morto, Scott! – risponde risentita. - E’ già riuscito una volta a rovinare la tua vita e quella di Cable. Non lasciargli l’opportunità di confonderti di nuovo… Non farti spaventare da te stesso! Dovremmo preoccuparci di chi veramente sta dietro a tutto questo…

- Jean! Dannazione! Per questo dobbiamo esserne certi! Lo chiamerò io!

 

 

***

 

 

- Perchè proprio qui? – Mother, l’Amazzone alata della Confraternita di Magneto osserva perplessa il palazzo diroccato dove Citizen X l’ha condotta, ricordo del recente scontro con gli X-Men.

Citizen X parla con le città, respira l’aria corrotta delle metropoli, si nutre delle scorie degli agglomerati urbani. E’ mutato per essere l’uomo definitivo del terzo millennio, il figlio perfetto di un mondo di vetro, acciaio, cemento e plastica. E la città per lui non ha segreti. Gli sussurra cosa ha visto, quello che ha sentito, ciò che è successo.

- Perchè qui è dove lo Sciamano ha lasciato un messaggio, prima di sparire in chissà quale piega del multiverso, durante lo scontro con Jean Grey... Il tuo intuito naturale, Mother, non sbaglia mai... se dici che una minaccia per i mutanti è incombente, ti credo.

- E questo... simbolo, che hai riportato alla luce, dovrebbe dirci su chi dobbiamo puntare? Ci saremmo arrivati anche da soli, no?

- Sì, è strano. Jean Grey-Summers è « l’ultima persona che l’ha visto », sarebbe quindi la prima ovvia sospettata della sua sparizione e il suo potere può essere incotrollabile e un pericolo per noi tutti... Ma lo Sciamano non prenderebbe l’iniziativa senza avvertire Nicola. Perché marchiare la nostra città con il simbolo della Fenice? Troppo facile, eh?

- Non se è impossibilitato a farlo. Adam sa molto di più su quella Fenice di quanto ci abbia mai detto... Forse anche Nicola ne sa di più, è lei che l’ha liberato dalle manipolazioni di quel bastardo di Sebastian Shaw... Dobbiamo aggiornarla. Temo che la situazione vada oltre Jean Grey...

 

***

 

Chiude un occhio, prende la mira e la porta viene spalancata da un sottile e compatto raggio rubino scaturito dall’occhio aperto, come un puntatore laser tracciato da un fucile di precisione; per Scott Summers è più facile che aprirla con la mano e spingerla all’interno, quando si è seduti su una sedia a rotelle. 

- Devo sapere!

- Ne sei sicuro? – La Cosa che Muta, l’ultimo mutante rifugiatosi all’Istituto Xavier, non è sorpreso dall’irruenza con cui il suo unico amico è entrato nella sua nuova stanza, si limita a voltarsi verso Ciclope e ad ascoltarlo, sapendo già cosa vuole.

- La speranza, quella che mi hai detto dovrei avere, quella che Charles ci ha insegnato, non mi basta... non più...

- Se un uomo parte con delle certezze finirà con dei dubbi; ma se si accontenta di iniziare con qualche dubbio, arriverà alla fine a qualche certezza.

- Non capisci, Luther! Come Jean. Devo sapere per proteggerla...

- Da chi?.. Anche da te, suppongo... E va bene, Scott... – e porta le mani al cappuccio nero che nasconde il proprio viso alla vista altrui per toglierlo.

- Non qui, però!

- No?!

- No. Andiamo in un luogo che mi aiuterà a ricordare!

 

***

 

- … E questo è tutto, Charles. – riferisce fiduciosa Fenice all’uomo che la conosce da una vita.

- Uhm… Siamo stati tutti sorpresi dalla manifestazioni dei tuoi poteri, mia cara. Non posso nasconderti che mentirei se dicessi che non siamo preoccupati. Converrai che dobbiamo assolutamente parlare. Ritengo sia opportuno che effettui dei test sull’incremento delle tue facoltà telecinetiche. E sul bambino. Potrei sempre recarmi all’Istituto per aiutarti, Jean, ma saresti più al sicuro qui a Genosha. Sei in grado di venire, no?

- Si. Si, certo. Ma il bambino? Pensi anche tu che sia coinvolto? Credo che questa faccenda ruoti intorno alla Fenice. Beh, ti posso assicurare che sono in pieno controllo dei miei poteri…

- Non ne dubito, ma un’analisi accurata potrà aiutarci a capire meglio, soprattutto se il bersaglio dell’attacco non sei tu, ma il tuo bambino.

Lo stomaco le si stringe come un buco nero dalla massa inquantificabile e una pugnalata la percorre dal ventre alla gola, squarciandole in due il petto… Scott può avere ragione, allora… pensa, spaventata, la giovane madre, adesso che non sento più la Fenice! E non so se e quando tornerà! Maledizione! Sono io Fenice! Ma come posso esserlo, se non riesco più a manipolare la materia, come posso incarnala? – Come puoi esserne certo? Già, che sciocca, non puoi… c’è bisogno di un test. Va bene, Charles... Chiama Ororo e dille che Magnus autorizza un teletraposto per il tuo alloggio a Genosha, vuoi?

- Molto bene, lo farò immediatamente, - annuisce con cenno di assenso verso Magneto, il Professor X. – Jean. Vedrai, andrà tutto per il meglio.

- Ne sono certa, perché solo uno stolto oserebbe mettersi tra Fenice e il bambino, Charles. Solo uno sventurato, incauto, stolto.

E il collegamento si interrompe. Xavier si appoggia allo schienale della propria sedia a rotelle e, le mani giunte all’altezza della bocca, posa lo sguardo preoccupato sulle figure presenti nella sala comunicazioni del Palazzo Presidenziale accanto a lui; un piglio che racchiude in sé tutta la delicatezza e la complessità della situazione.

- Capirà. Ricordati cosa mi hai detto poco fa, - gli dice il Signore del Magnetismo, - lei, più di tutti, capirà. 

Un passo più indietro, Nicola Zeitgeist, comandante in campo della Confraternita di Magneto, osserva l’uomo che l’ha ispirata e ne soppesa le parole, che le precipitano nell’animo come macigni, così come devono schiacciare il cuore di Xavier. DioArte si concentra, simulando una certa difficoltà, nel mantenere attivo un canale di trasmissione subspaziale e il suo prezioso contenuto: l’ologramma di Lilandra Neramani, Majestrix dell’Impero Shi’ar. Più lontano, subito dietro all’ingresso della stanza, nascosto alla vista dei mutanti, Salkovsky ascolta rapito.

- Hai compiuto la scelta più giusta, Charles, salverai un intero pianeta. Gladiatore, – comanda l’Imperatrice e un confuso ologramma di un possente giovane guerriero dal taglio mohicano fa capolino nel raggio d’azione del trasmettitore, - mobilita i Superguardiani e date inizio alla Purificazione

- Lilandra, hai assicurato che mi avresti lasciato il tempo per convincerla, prima di agire

- Così ho fatto, ora sai che un Incrociatore Shi’ar, classe Vorc’ha, e l’elite dei Superguardiani sono in rotta per la Terra. Hai tutto il tempo prima del loro arrivo.

 

TO BE CONTINUED